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Wednesday 08th of September 2010

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Dieci anni fa moriva Lucio Battisti PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentino Bonetti   
Lunedì 13 Ottobre 2008 22:00

Sono trascorsi 10 anni da quella fresca mattina del 9 settembre 1998 in cui, a soli 55 anni, si spense Lucio Battisti. Se ne andò in silenzio. Come in silenzio era rimasto dal 1976, anno in cui, dopo aver sposato la sua compagna, Grazia Letizia Veronesi, annunciò il suo definitivo addio alla scena pubblica italiana. Infatti, alla fine della tournee con i Formula Tre rilasciò questa dichiarazione: “Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare con il pubblico solo per mezzo del suo lavoro”. E così fece per davvero. Lasciò che fossero i suoi dischi a parlare. Dischi difficili e non sempre di successo quelli prodotti dopo il 1981, anno in cui finì il sodalizio artistico con Mogol. Tuttavia a Battisti non importava il successo commerciale soprattutto se si tiene presente che negli anni novanta percepisse ancora tra i 4 e i 5 miliardi di lire annui per i diritti d’autore anche senza pubblicare dischi. E si vocifera che fu proprio a causa della spartizione dei diritti d’autore che Battisti mise fine al sodalizio artistico con Mogol.

Altri fanno risalire la causa della rottura a banali disguidi condominiali, infatti, i due abitavano nello stesso complesso residenziale, a Dosso di Coroldo, in Brianza. Tuttavia è più probabile che a Battisti, perennemente impegnato a sperimentare e a superare se stesso, cominciassero a stare stretti i testi di Mogol. Quindi si affidò prima alla moglie (sotto lo pseudonimo di Velezia) per i testi di “E già” (pubblicato nel 1982) per poi assicurarsi la collaborazione del poeta Pasquale Panella con il quale lavorò fino al 1994. Da questo nuovo sodalizio scaturirono sonorità vicine alla disco music e addirittura alla techno ma soprattutto testi in apparenza incomprensibili che si rifacevano al teatro dell’assurdo di Beckett e alla filosofia. Dal 1994 (anno di uscita dell’ultimo disco, “Hegel”) al 1998 si parlò spesso di un riavvicinamento con Mogol prima che un male incurabile si portasse via uno dei massimi autori ed interpreti della storia della musica leggera italiana. Anche sulle cause della morte la famiglia riuscì a mantenere il più stretto riserbo. Non si seppe mai esattamente quale fu la causa della morte di Lucio Battisti. Il comunicato ufficiale dei medici dell’ospedale San Paolo di Milano parlò di “Quadro clinico severo fin dall’esordio”. Giulio Rapetti, in arte Mogol, che gli fece visita il 7 settembre 1998, parlò di un tumore al sistema linfatico centrale. Si disse che sin da giovane soffrisse di insufficienza renale e che dagli anni ‘80 dovesse sottoporsi ogni 3 giorni a interventi di dialisi arrivando a provare un trapianto che si concluse però con un rigetto. Questo spiegherebbe il suo prematuro allontanamento dalle scene. Qualcuno parlò di cirrosi epatica. Altri di un tumore ai polmoni. Lucio Battisti tornò sulla scena pubblica italiana ma non nel modo in cui tutti avremmo voluto. I telegiornali gli dedicarono l’apertura e ampi servizi, le radio passarono ininterrottamente le sue canzoni e i giornali versarono fiumi di inchiostro. Si cercò, invano, di oltrepassare quella cortina di ferro in cui la famiglia si era trincerata. Un po’ per mero sensazionalismo giornalistico ma anche perché era doveroso nei confronti di tutte le persone che amavano Lucio Battisti. Ma a nessuno, eccetto i familiari, fu concesso di dare un ultimo saluto alla salma. Infatti, furono ammessi solo la moglie, il figlio Luca, la sorella Alba Rita e i cognati Marco e Sergio Veronesi. Addirittura i familiari cercarono di vietare l’ingresso ai parenti di un ragazzo di 19 anni morto la notte precedente che riposava anch’egli nella stessa camera mortuaria. Ai funerali, svoltisi due giorni dopo a Molteno (paese della Brianza dove Battisti trascorse gran parte della sua vita), parteciparono solo 20 persone tra cui Mogol, a riconferma della ricomposizione, almeno umana, del sodalizio. Ora a dieci anni dalla sua morte si calcola che gli eredi di Lucio Battisti e l'autore Mogol incassino ogni anno oltre 1 milione di euro di diritti d'autore. Questo a riconferma del ruolo fondamentale di Lucio Battisti nella storia musicale italiana. Renzo Arbore ha dichiarato che Lucio Battisti è stato un vero rivoluzionario della musica leggera italiana e che senza di lui non avremo avuto cantautori del calibro di Claudio Baglioni. Ma non è il solo Baglioni a dovere molto a Battisti. Zucchero, Francesco De Gregori, Eros Ramazzotti, Samuele Bersani, Tiziano Ferro, Tiromancino, Gianluca Grignani sono solo alcuni tra i cantautori che hanno dichiarato il proprio debito artistico nei suoi confronti. Ultimo in ordine di tempo Vasco Rossi che nel 2007 ha portato al successo una sua versione de “La compagnia” brano scritto da Carlo Dionida e inciso da Marisa Sannia ma che lo stesso Vasco Rossi ha dichiarato di aver conosciuto nell’incisione che ne fece Battisti. Lucio Battisti è stato per l’Italia quello che i Beatles ed Elvis Presley sono stati per il Regno Unito e gli Stati Uniti. Ha inventato un nuovo modo di fare musica senza rifarsi a modelli anglosassoni o americani. Le sue canzoni ci vengono ancora proposte dalle radio e dalle innumerevoli cover band sparse per tutta l’Italia. E nel decimo anniversario della sua morte molte manifestazioni si sono svolte per ricordarlo. A Molteno la manifestazione “Un’avventura, le emozioni” giunta ormai alla decima edizione e organizzata dal Comune con la direzione artistica di Francesco Paracchini (direttore de “L'isola che non c'era”) e la preziosa consulenza di Franco Zanetti (direttore di “Rockol.it”). Sul palco cover band, il cantautore milanese Stefano Tessadri e Laura Fedele che ha rivisitato Battisti in chiave jazz. Ma soprattutto Maurizio Vandelli, ex Equipe 84, che ha inciso diverse canzoni di Battisti (“Nel cuore, nell'anima”, “29 settembre”) arrivando al top delle classifiche. E sempre a Molteno ha aperto i battenti la mostra “Un tuffo dove l'acqua è più blu”, a cura di Italo Gnocchi, collezionista e titolare dell'etichetta indipendente “On Sale Music”. È stato possibile ammirare una vasta gamma di manifesti, volantini di manifestazioni, concerti, tributi, dibattiti, convegni che in questi dieci anni hanno ricordato Battisti. Un altro appuntamento si è tenuto a Pavia dal 20 al 28 settembre con una mostra allestita nel centro città conclusasi con un concerto dei Dik Dik. È stato possibile ascoltare anche una nutrita gamma di provini, ovvero brani che Lucio ha registrato ma che non sono mai stati pubblicati. Poggio Bustone, il paese in provincia di Rieti che ha dato i natali a Battisti, ha organizzato il 9 settembre un concerto in piazza con Roby Matano, il cantante del gruppo “I Campioni”, in cui Lucio suonò nei primi anni Sessanta. Numerose manifestazioni in tutta Italia ma poco a livello nazionale. Un artista del calibro di Lucio Battisti avrebbe meritato più di un breve servizio all’interno di ogni telegiornale del 9 settembre 2008. Non c’è stato molto altro a dire il vero, se si esclude Canale 5 che ha riproposto il concerto tributo condotto da Loretta Goggi che si tenne 10 anni fa a Roma in Piazza del Campidoglio, a soli due giorni dalla sua prematura scomparsa. Ma forse questo era proprio quello che Lucio Battisti avrebbe desiderato. Che fossero solo ed esclusivamente le sue canzoni a parlare per lui. Nelle piazze, alla radio, nei locali provvisti di karaoke dove giovani imbarazzati ripropongono le sue canzoni senza tempo. Ovunque qualcuno imbraccerà una chitarra intonando “Il mio canto libero” ci sarà sempre Lucio Battisti. E per questo non c’è bisogno di celebrazioni.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 16 Ottobre 2008 09:30 )
 
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Il mistero delle piramidi egizie sembra essere vicino a una risoluzione. Alcuni esploratori del National Geographic, accompagnati dall'architetto francese Jean-Pierre Houdin, hanno scoperto nella piramide di Cheope una cavità che conduce a una piccola stanza a forma di “L” a cielo aperto. La scoperta potrebbe confermare l'ipotesi di Houdin, secondo cui le piramidi furono costruite non dall'esterno bensì dall'interno grazie a un tunnel inclinato, nascosto e a forma di spirale che dalla base raggiunge l'estremità della piramide. L'ipotesi è supportata anche da una ricerca condotta nel 1986 che evidenziò variazioni di intensità all'interno della piramide, segno della possibile presenza di un tunnel interno. La conferma potrebbe giungere da uno studio all'infrarosso della piramide che permetta di verificare se vi sono variazioni del calore emesso dalle pareti in corrispondenza del presunto tunnel.

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