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Le tavolette ritrovate parte I PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Agrò   
Sabato 18 Aprile 2009 15:31
Nel numero di giugno 2008 della rivista Science vi era un articolo molto curioso scritto da Andrews Lawler dal titolo “Unmasking the Indus” in cui per la prima volta il mondo accademico e scientifico accetta che la cultura antica dell’India deve essere considerata al pari di quella Egizia e Mesopotamica se non addirittura superiore. Una delle scoperte più interessanti è stata il sito di Mehrgar risalente al 7.000 a.C. sulla zona occidentale dell’Indo. Ciò che non è stato ancora reso ufficiale è il ritrovamento di tavolette d’argilla incise con caratteri fino a poco tempo fa sconosciuti. La datazione aveva riportato delle incogruenze temporali al punto che molti scienziati pensarono si trattasse di un falso, ma nuove analisi hanno dimostrato che le tavolette sono autentiche e la datazione risale a un periodo compreso tra il 2018 a.C. e il 2076 a.C. ovvero durante l’epoca della civiltà mesopotamica di Ur.

Non è un caso che lo studio citi proprio questa città perché a quanto pare i caratteri incisi sulla tavoletta hanno molto in comune con la scrittura cuneiforme. Un’equipe di scienziati Francesi, autodenominatasi   Vérité Révélée (Verità Rivelata) e che non ha ancora fornito le generalità dei suoi componenti, ha affermato che la scrittura è stata decifrata. Lo studio è stato presentato alla Royale Accademy e, come la scienza vuole, il gruppo ha dovuto portare le prove della decifrazione. Durante il resoconto alla commissione scientifica si sono presentati due signori che hanno mostrato un reperto piuttosto strano, si tratta di un frammento metallico costituito da una lega ancora sconosciuta sulla terra, il materiale era un composto di Boro, Magnesio, Zinco e Alluminio, resistentissimo alle altissime temperature e agli urti, ma al contempo abbastanza duttile da essere inciso. Infatti il pezzo di metallo riportava alcuni strani simboli, gli stessi ritrovati sulle tavolette indiane. Ma che ci facevano quelle tavolette in un posto tanto lontano rispetto il luogo di fabbricazione (ovvero Ur)? Dalla decifrazione è emerso un dato inquietante. Queste tavolette hanno una specie di numerazione e sono organizzate secondo uno schema ben preciso. Le ultime sembrano trattare proprio della loro conservazione per essere tramandate come segno di verità. La traduzione letterale di una dice: esse furono custodite dagli dei del cielo che per la loro benevolenza hanno voluto donare al mondo la verità […](pezzo mancante) […] così scesero dai carri alati per seppellire il testo sacro sul suolo sacro di Ihgert per fare ritorno alla terra d’origine quando […] (pezzo mancante) […] e il sole sorgerà dai monti alla fine dell’ultima era. 

Le tavolette ritrovate parte II 

 

Ultimo aggiornamento ( Sabato 16 Maggio 2009 15:04 )
 
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Diavolerie giapponesi. Dalla patria del Sol levante a contaminare di mode, suggestioni, la "vecchia" europa, fino a giungere nel tempio dell'arte, a Firenze in Italia, la comunità telematica "Art Meter". Scopo di questa "associazione" della grande rete è quello di mettere in vendita opere d'arte on line stimando il prezzo dell'opera non globalmente ma al centimetro quadrato. Come dire, i girasoli di Van Gogh valgono, tanto per dire, 1 milione di euro (troppo, troppo poco?) al centimetro quindi se la tela è grande 100 centimetri ci vorranno 100 milioni di euro. La matematica non è più un'opinione nemmeno quando si tratta di puro ingegno ed estro creativo.

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