|
Intervista al professor Francesco Davari, docente alla facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Parma. Come mai queste crisi economiche sono così ricorrenti nella storia contemporanea? E come mai partono quasi sempre dagli Stati Uniti? Fatto che ha dato vita anche al famoso detto “Se gli Stati Uniti starnutiscono il mondo prende il raffreddoreâ€. -Diciamo che le crisi economiche ricorrenti sono una caratteristica tipica del sistema capitalistico, che ha tante buone qualità , come rendere il mercato un sistema concorrenziale e sono i consumatori a beneficiarne. Se si riscontrano rilevanti asimmetrie informative perché il produttore sa bene cosa mi sta vendendo, ma io consumatore lo conosco meno bene allora anche il mercato comincia a funzionare male. È quello che è successo con i mutui subprime? -Esatto, in questo caso troviamo un’asimmetria informativa tra chi prendeva a prestito i soldi e credeva di essere in grado di ripagarli, e l’istituto che dava prestito che usava dei sistemi di selezione dei prenditori a prestito basati solo su delle medie. E a causa della trasmissione dei mercati finanziari quello che è successo in un paese si è scaricato immediatamente su tutti gli altri. Si è parlato molto di recessione, ma a conti fatti in Italia sembra essere stata avvertita poco. I dati mostrano che gli italiani non hanno rinunciato alle vacanze, alla macchina nuova, ai ristoranti e ai beni di lusso. Come mai? -Se si guarda i dati del P.I.L italiano è in realtà diminuito di circa il 5%, una diminuzione maggiore è stata avvertita solo dalla Germania e dall’Inghilterra. La ragione per cui da noi si percepisce di meno è da collegare all’ottimismo diffuso dai media e alimentato da fonte governativa. Tutti i governi di tutto il mondo sono ottimisti, non solo il nostro; un Primo Ministro o un Ministro dell’Economia deve sempre cercare di infondere fiducia. Inoltre il sistema bancario italiano ha risentito meno della crisi, perché gli italiani quando hanno acceso dei mutui sono stati più cauti rispetto agli americani: se in Italia il mutuo era sul 30% del valore dell’immobile, negli Stati Uniti arrivava anche al 100%, e spesso senza avere reddito. Nel decreto anticrisi varato dal governo si parla di aiuti alle famiglie, ai pensionati ì, alle imprese, secondo lei cosa si poteva fare in più che non è stato fatto? -Il governa è stato opportunamente di manica stretta, per così dire, nell’aprire i cordoni della borsa; ha fatto molto bene perché l’Italia era già partita prima della crisi con un debito pubblico accumulato molto più alto rispetto agli altri Stati. Quindi mentre negli Stati Uniti, in Germania, in Cina hanno potuto fare dei piani molto più ambiziosi di sostegno alle famiglia, alle banche e alle imprese, da noi c’era molta meno possibilità di concedere soldi in più. Una cosa importante da dire a riguardo è che da noi c’è sempre stato l’Istituto della Cassa Integrazione Guadagni, che non c’è negli altri paesi: anziché licenziare la gente le imprese possono ricorrere a questa cassa, mettendovi i lavoratori in esubero che però rimangono attaccati al loro posto di lavoro, ricevendo uno stipendio un po’ più basso e dopo un anno le aziende devono decidere se riassegnarli al loro posto o rinnovare la cassa integrazione. Esisteva già anche la Cassa Integrazione Straordinaria, per casi di grande crisi di interi settori. Questo sistema già in essere in Italia ha permesso al governo di non avere bisogno di concedere soldi in più. Riallacciandoci al titolo dell’inchiesta, secondo lei stiamo davvero uscendo dalla crisi? -I dati del terzo trimestre del P.I.L sembra che saranno più positivi, forse ci sarà addirittura un +1%. Questo non significa che saremo fuori dalla crisi, per ancora almeno un anno avremo delle situazioni di ripresa economica temporanea e poi ancora qualche caduta. Ci sono delle incognite che fanno pensare che ogni tanto arriverà qualche cattiva notizia. Un elemento di inquietudine sul  futuro è che ora, con le politiche fiscali espansive adottate, gli altri paesi hanno acquisito un debito pubblico a livelli quasi dell’Italia. Mentre l’Italia si è abituata a vivere con il debito pubblico, per gli altri stati è una cosa nuova.  Inoltre i crediti inesigibili delle banche non sono ancora stati tirati fuori tutti, si parla di un 50% ancora. Anche le politiche economiche dovranno essere riviste e diventare un po’ più restrittive sia in America , in Europa e anche in Cina. Se riusciranno a rendere sostenibili le politiche economiche senza uccidere la crescita allora saremo davvero fuori dalla crisi.
|